L’opportunitá della canapa industriale per il sistema paese.

L’opportunitá della canapa industriale per il sistema paese.

A livello mondiale, fino agli anni Trenta, l’Italia era seconda solo alla Russia nella produzione canapiera ma la qualità della nostra produzione era superiore.

Poi, lentamente, è arrivato il declino, colpa della progressiva industrializzazione che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche ma anche, e forse soprattutto, per la campagna internazionale contro gli stupefacenti.

In questi giorni è entrata in vigore la legge che incentiva la coltivazione della Cannabis sativa L. come «coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità».


Lo Stato italiano sceglie chiaramente di non assoggettare ad autorizzazione la coltivazione della canapa ed altrettanto chiaramente dice che la normativa antidroga non si applica alla canapa industriale

La promozione della coltivazione riconosce alla canapa «una valenza di interesse pubblico».

La canapa può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno dal momento che non lo impoverisce, bonificando e ammorbidendo la struttura dei terreni induriti da uno sfruttamento eccessivo con radici profonde e sottilmente ramificate,

Costituisce una barriera ideale contro le impollinazioni di altre colture dal momento in cui il suo olio è un antiparassitario naturale.

 Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto i semi, rimangono la stoppa e il canapolo che costituisce un’altra importante materia prima.

E in effetti la canapa è una materia prima estremamente versatile è può essere utilizzata in molteplici campi; dalle fibre alla carta,dai biocarburanti all’edilizia,dalla pacciamatura alle materie plastiche, dal cordame all’alimentazione zootecnica fino alle bonifiche.

Senza dimenticare gli usi farmaceutici, cosmetici, alimentari e terapeutici.

Queste esperienze possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del paese».

A Carmagnola,in provincia di Torino,è attivo un impianto di prima trasformazione degli steli di canapa.

A Catania una start up ha realizzato un filamento per stampa in 3D che potrà consentire in breve tempo la produzione di oggetti ottenuti interamente da base biologica.

In Italia si è iniziato a parlare di fitorisanamento a partire dai primi anni duemila.

Ad oggi sono presenti alcuni progetti sperimentali in giro per il paese, ma tra Terra dei Fuochi, Brescia e Sardegna, l’iniziativa a uno stadio più avanzato è quella che riguarda la zona dell’Ilva di Taranto.

In pratica, si tratta di coltivare i terreni inquinati con alcuni tipi di piante che, in virtù della loro opera bonificante, assorbono le sostanze tossiche rendendole poi innocue.

Esistono una decina di piante in grado di svolgere questa funzione, dal girasole alla senape indiana, dal vetiver al pioppo, fino alla canapa. E nel caso di Chernobyl, venne utilizzata proprio quest’ultima.

Fu il primo esempio di bonifica ambientale tramite cannabis, e grazie ai risultati positivi raggiunti venne replicata in altre aree rurali del mondo infestate sopratutto da diossina—la sostanza tossica meglio assorbita dalle radici di questa pianta.

Ma esattamente, come agisce la pianta di cannabis sugli elementi inquinanti presenti nel suolo?

Le radici della cannabis mostrano un’elevata resistenza ai metalli pesanti, che gli conferisce la caratteristica di accumulatori di tali sostanze (più di 100 mg kg-1 nel caso del cadmio)

Le radici più giovani della cannabis raccolgono i metalli e li rendono innocui grazie alle fitochelatine(proteine citoplasmatiche prodotte in risposta a un eccessivo assorbimento di metalli pesanti)che hanno un effetto detossificante su questi ultimi.

“La canapa è una pianta tollerante ai metalli pesanti, con radici resistenti e una forte capacità di acclimatamento. Queste caratteristiche la rendono un candidato chiave per approcci di fitorisanamento” conclude il documento.

Si tratta, questa, di una delle tante ricerche presenti a livello internazionale che confermano il potere bonificante della cannabis, attraverso questo giochino di assorbimento e detossificazione dei materiali inquinanti.

Quella del fitorisanamento potrebbe costituire una piccola rivoluzione nel campo delle bonifica ambientale.

Una decontaminazione fatta in questo modo è molto economica rispetto ai processi tradizionali.

Da qui una certa resistenza da parte istituzionale a promuovere questa forma più economica e sostenibile di detossificazione dei terreni, che si scontra con un sistema storicamente prestabilito e basato su un giro di affari di milioni di euro.

Scritto da Luis Celin Betanco

 

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