Diamanti insanguinati

LOFA BRIDGE (Liberia) e i diamanti insanguinati!!

«Questo villaggio – dice il sindaco,che vive abitualmente a Monrovia,si regge quasi esclusivamente sul business dei diamanti.

Gli abitanti sono 3.500, in maggioranza cattolici con frange minori di luterani, evangelisti, eccetera.

C’ è anche una presenza marginale di musulmani che dispongono di una moschea. Nessun conflitto tra i vari gruppi religiosi.

Quando ci arrivi vedi è soltanto un grosso, sonnolento villaggio di case basse, animate appena da un coro di voci di donne che cicaleggiano attorno alle bancarelle quand’ è giorno di mercato.

Eppure qui intorno si estraevano, e tuttora si estraggono, i diamanti: e il luogo, meno di 200 chilometri a nord-est di Monrovia, continua ad essere meta di pellegrinaggio da parte di esperti, avventurieri, commercianti e businessmen particolarmente interessati al traffico della dura, preziosissima pietra.

Insieme al legno (pregiato) delle foreste, i diamanti costituiscono la maggior risorsa della Liberia

Solo una minima parte dei proventi ricavati dall’ esportazione delle pietre e degli alberi pare sia finita nelle esauste casse della Banca Centrale di Monrovia, da sempre alle prese con lo stato comatoso dell’ economia nazionale.

Il grosso di quella inesauribile, scintillante ricchezza è confluita per anni nei forzieri del presidente liberiano Charles Taylor, che se ne è servito per comprare armi e foraggiare il terrorismo in Africa e in altri continenti, consolidando al tempo stesso il suo massiccio conto in banca.

Avido e con alle spalle un passato cruento di signore della guerra, Taylor, salito al potere nel ‘ 97, aveva instaurato un sistema dittatoriale ancor più duro e inflessibile di quello dei suoi predecessori assicurandosi, con lo Strategic Commodity Act,la facoltà di gestire «personalmente e direttamente» tutte le risorse dello Stato.

Cosa che fece fino al 2003 quando si rifugiò in Nigeria ottenendo asilo politico,sotto la minaccia di un ordine di arresto spiccato dal Tribunale Speciale della Sierra Leone (per la sua attività di trafficante d’ armi a favore dell’ opposizione armata di quel Paese)

Gli occhi dei suoi detrattori e delle sue vittime sono ora tutti puntati verso l’ Aja, dove i Tribunali Speciali dell’ Onu e della Sierra Leone stanno processando l’ ex presidente liberiano, accusato di crimini di guerra e delitti contro l’ umanità.

Il signor James gode evidentemente di una certa autorità in paese e non soltanto per il suo ruolo istituzionale. È padroncino di miniere di diamanti,  dove invece dei pesci guizzano le pietre scintillanti.

I possedimenti, di cui va orgoglioso, sono tre o quattro buche scavate nella rena rossa della sponda, in fondo alle quali, di tanto in tanto, occhieggia un sassolino luminoso da spedire in fretta in Belgio, nelle botteghe di Anversa, per essere pulito e tagliato.

Sarà la sua purezza celestiale, sottoposta alla lente degli esperti, a determinarne il prezzo.

Tre uomini stanno lavorando di pala sul fiume per costruire minuscoli sbarramenti da una riva all’ altra, allo scopo di impedire che il flusso troppo rapido e vorticoso della corrente possa trascinare a valle la preziosa «zavorra» e disperderla nell’ oceano.

Da oltre un secolo il continente africano è il maggior bacino di diamanti del pianeta: quantità enormi, che qualcuno osa definire inesauribili, sono custodite nel sottosuolo della Liberia, dell’ Angola, della Sierra Leone e del Congo-Kinshasa.

Una ricchezza che, per quanto riguarda Monrovia, un sinistro personaggio come Charles Taylor ha cercato di sfruttare a proprio totale vantaggio, rapinando il Paese che, dalla notte dei tempi, l’ aveva fatta crescere nelle proprie viscere.

Inevitabile che attorno a un bene tanto prezioso si scatenassero nell’ Africa occidentale insurrezioni e guerre civili che nel giro di 14-15 anni hanno fatto più di tre milioni e mezzo di vittime, oltre a una sterminata quantità di mutilati e relitti umani, come abbiamo visto nei sovraffollati e nauseabondi quartieri della capitale liberiana.

In un rapporto di 100 pagine dal titolo For a few dollars more l’ organizzazione non governativa inglese Global Witness denuncia che i grandi movimenti terroristici si sono «infiltrati nel settore diamantifero» per finanziare le proprie imprese.

 E fu Taylor il protagonista di quella che è stata definita la «diamond connection», un’ esplosiva miscela di loschi affari e delitti.

«Un diamante è per sempre», recita il celebre slogan della De Beers, la società registrata a Kimberly, in Sudafrica, che ne controlla la produzione.

Ma in Liberia e nella Sierra Leone si parla ormai da tempo di «diamanti di conflitto» e «diamanti del sangue»

Definizioni ampiamente giustificate a cominciare dalla fine degli anni ‘ 90, quando i ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito, agli ordini dal famigerato Foday Sankoh, assalirono la popolazione inerme di Freetown massacrandola a colpi di machete e mettendo in pratica con una serie interminabile di amputazioni.

L’ embargo dei diamanti non ha turbato né impensierito nessuno dentro e fuori la «diamond connection»: il commercio sarebbe continuato con lo stesso ritmo; né aveva destato preoccupazione la decisione dell’ Onu di bloccare le esportazioni di legno pregiato dalla Liberia.

 A Monrovia il governo di Ellen Johnson-Sirleaf – la prima donna capo di Stato nella storia dell’ Africa – sta annaspando nel tentativo di trovare qualche,rimedio al problema della povertà

Ma si tratta di un impresa titanica-lo sa bene la signora eletta nell’ ottobre del 2005 battendo con un largo vantaggio il famoso George Weah –

 La strategia suggerita dal governo per una graduale riduzione della povertà è, secondo l’ opinione dei critici del presidente, totalmente lacunosa e inefficiente.

«Tutto ciò che occorre – dice Aloysious Toe, editorialista dell’ autorevole Poverty Watch – è la volontà politica, sostenuta da un imperativo morale, di impedire al 70 per cento della popolazione di diventare mendicanti nel proprio Paese.

Per decenni, migliaia di persone confinate negli slum rurali o urbani sono state ignorate dai governanti, abbandonate a se stesse.

Scuole e cliniche sono inadeguate rispetto alla realizzazione di un programma che prevede il diritto all’ istruzione e l’ accesso a strutture igienico-sanitarie anche per gli strati più miserabili e deboli della società».

La realtà quotidiana vede infatti insegnanti qualificati e personale ospedaliero abbandonare ogni giorno le istituzioni pubbliche – che pagano (quando li pagano) salari da fame – per cliniche e college privati, dove le condizioni sono notevolmente migliori. E in molti casi la responsabilità va fatta risalire direttamente alle autorità di governo.

Anzi, alla scuola si destina soltanto il 9 per cento del budget nazionale.

Anche il sindaco di Lofa Bridge nutre grande rispetto per la scuola e si rammarica davanti alle statistiche che confermano una vasta percentuale di analfabetismo nel suo Paese.

E quando la conversazione scivola fatalmente,sull’ ex campione del Milan ed eroe nazionale Weah, la testimonianza del signor James è curiosa e sorprendente:

«Certo che conosco George – dice -, da bambini a Monrovia andavamo a scuola insieme, giocavamo a pallone…».

Suppongo allora che abbia votato per lui alle elezioni presidenziali.

«Oh no, mio Dio. Ho votato, un po’ a malincuore, per la signora Sirleaf. Perché vede, George ha un grande piede, un impareggiabile piede: ma non si può dire altrettanto del cervello. Sul seggio presidenziale, va meglio uno che ha studiato.

Scritto da Luis Celin Betanco

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