Sarah Parcak:l’archeologa dello Spazio(video)

L’archeologa Sarah Parcak, assistente all’University of Alabama at Birmingham, scopre più di 17 piramidi, 3.100 siti archeologici e 1.000 tombe.

La ricerca della Parcak è stata finanziata dalla BBC, per comprendere come l’impiego di satelliti e rivelatori termici e all’infrarosso potessero essere d’ausilio all’Archeologia.

La scoperta è stata possibile grazie all’uso e tecniche di rilievo satellitari all’infrarosso e l’elaborazione con sistemi digitali e informatici.

La ricerca della Parcak è stata finanziata con un fondo della Rete britannica BBC, per comprendere come l’impiego di satelliti e rivelatori termici e all’infrarosso potessero essere d’ausilio all’Archeologia.

Il Team della Parcak si è messo al lavoro per un anno utilizzando satelliti commerciali e satelliti Nasa che stazionano a 700 km dalla superfice terrestre.

Traduzione:Luis Celin Betanco

Link origine: https://www.wired.com/2016/02/sarah-parcak/

Sarah Parcak si puó definire un’archeologa dello spazio e presto lo sarete anche voi.

Lei gioca con il suo cibo.

Per dire il vero non sta propio giocando ma,nonostante tutto,sta effettuando una dimostrazione mentre é seduta in un lussuoso ristorante newyorkese senza neppure mangiare la sua ciotola di verdurine da 12 dollari.

Parcak -scienziata,professoressa,egittologa,antropologa e vincitrice di un Mln di dollari nel concorso TED- sposta da un lato la sua forchetta e coltello e muove la ciotola lungo il tavolo per dare inizio alla sua lezione.

Rivolgendosi a me e gesticolando verso l’insalata,Parcak prende il tovagliolo dal suo grembo e lo svolge lungo uno scenario immaginario.

“Ipotizziamo che questa sia la nostra roccaforte e poniamo il caso che ció rappresenti dei detriti che la ricoprono allo stato attuale.

Parcak ci spiega come si guadagna da vivere e a giudicare dalla sua abilitá  nel manovrare le posate é evidente che lo abbia giá fatto altre volte.

Tra i suoi vari titoli lei é una archeologa dello spazio,titolo,che puó sembrare,ai più,accattivante.

In questo scenario ipotetico che si presenta sul nostro tavolo,la ciotola stá per un manufatto e il tovagliolo rappresenta qualsiasi cosa lo ricopra.

“quello che succede ogni qual volta che ci si imbatte in qualcosa interrato é che le piante di ogni sorta la ricoprono:vegetazione,qualche tipo di terreno,sabbia o qualche costruzione moderna”.

“tutti pensano che possa vedere attraverso le costruzioni ma non ne sono capace…é impossibile”.

Da quando la professoressa é stata insignita del premio TED di quest’anno  é continuamente al centro dell’attenzione e tutto ció non sembra volersi placare.

É apparsa su Colbert(programma televisivo)dove ha dovuto spiegare lo spettro elettromagnetico e l’indice di vegetazione in seconda serata.

Tutto ció é ridicolo e sorprendente allo stesso tempo infatti é stata tratteggiata da diversi giornali quali the New York Times e Wall Street Journal.

Sarah Parcak usufruisce del più grande portale di sempre da quando ha presentato le linee guida alla conferenza annuale Ted.

Durante il suo intervento sul palco,ha delineato i suoi obiettivi o per lo meno ha definito come vuole spendere il suo milione di dollari vinti nel concorso.

Ted incoraggia i vincitori a pensare in grande invitandoli a focalizzarsi nelle idee  che possano cambiare il mondo.

É propio quello che ha fatto Parcak quando gli é stato chiesto che cosa avrebbe fatto con il suo milione di dollari;lei ha risposto prontamente che vorrebbe trovare ogni sito archeologico nel mondo.

Nella sua mente vuole raggiungere il suo scopo convertendo ognuno di noi in archeologi spaziali.

Semplicemtente ha ripreso un’idea che ha giá funzionato per la biologia e la chimica e la vuole applicare alla ricerca dei siti archeologici con l’uso dei telefonino.

Gli archeologi spaziali veramente non lavorano nello spazio ma si limitano ad usare immagini satellitari-scattate dalle navicelle spaziali mentre sfrecciano 700 km sopra la superficie terrestre-per cercare indizi eclissati nella crosta terrestre.

Sarah é tra i pochissimi ricercatori ad avvalersi di questa tecnologia al solo scopo di trovare potenziali siti d’escavazione.

Questa pratica era già conosciuta negli anni 80 ai tempi dell’assunzione del primo archeologo alla NASA,Tom Sever,per sfruttare l’avveniristica tecnologia satellitare.

Solo nell’ultimo decennio-grazie al miglioramento della risoluzione delle immagini-si é assistito ad un boom di scoperte archeologiche.

Secondo TED grazie alla Parcak si sono individuate 17 presunte piramidi,più di 3,000 insediamenti e 1,000 tombe perdute,tutto questo nel solo Egitto
A seguito dell’individuazione del sito, in prossimità della città di Tanis,la Parcak ha contattato il Ministro di Stato per le Antichità Egizie, il conosciutissimo Archeologo Zari Hawass, per annunciare la scoperta e concordare alcuni scavi.
La Città di Tanis, fondata alla fine della XX dinastia fu Capitale del Nord Egitto sotto i re della XXI dinastia, è collegato con moltissimi racconti della Tradizione Biblica.

Parcak non é la prima archeologa spaziale ma é forse la più nota perché é riuscita a mappare la città perduta resa celebre in “Raiders of the Lost Ark”

Devin White-ricercatore scientifico al Oak Ridge National Laboratory-ha lavorato con lei per più di dieci anni-afferma che la reputazione della sua collega non é solo la mera questione dell’essere la precorritrice della tecnica e svolgere bene il propio lavoro ma che ha favorito molto anche il luogo oggetto di studio poiché sta a cuore al mondo intero.

Ogni archeologo spaziale ha un approccio un pó differente anche se lo scopo é il medesimo,ossia,processare e apportare migliorie alle immagini satellitari per rendere visibili ció che solitamente non é percettibile a occhio nudo come per esempio:piramidi sotterrate,roccaforti,tombe,etc…

“La tecnologia talvolta puó essere ingannevole.

Tutti credono che riesca a vedere sotto terra e in effetti così potrebbe sembrare…in realtá le cose non stanno propio cosí”.

Quello che lei cerca di carpire sono le piccole differenze presenti sulla superficie terrestre che possono rivelare cosa potrebbe esserci sotto.

L’archeologa ci spiega che se stessimo osservando un’immagine su Google Maps potremmo essere in grado di osservare anche i più lievi elementi che indicano la presenza di siti archeologici.

Solo che le foto di Google Earth ci forniscono solo uno sguardo superficiale del nostro pianeta.

La maggior parte delle immagine di Parcak sono estrapolate da DigitalGlobe,un fornitore di foto ad alta risoluzione.

Lei é in grado di zummare un lembo specifico di terra e conseguentemente di elaborare le immagini per determinare la parte dello spettro elettromagnetico che gli occhi umani non possono captare.

Gli esseri umani-infatti-possono cogliere solo la parte visibile mentre i lavori della Parcak hanno a che fare con il vicino infrarosso ad onde corte.

Quindi,esaminare quella porzione dello spettro consente all’archeologia di chiarire dettagli che diversamente non sarebbero notati.

La scienziata ha lavorato in tutto il mondo ma é particolarmente affascinata dall’Egitto,nello specifico studia il periodo del Regno di Mezzo tra il 2000 e il 1700 a.C corrispondente al rinascimento della regione.

Al momento dell’individuazione di nuovi siti archeologici,la Parcak dispone le immagini satellitari a lembi di terra che spaziano da 6,0387*6,0387 metri quadrati (65 piedi quadri) a 15,329*15,329 metri quadrati (165 piedi quadri)

Dopodiché,applica dei filtri per mettere in evidenza in ogni immagine porzioni diverse dello spettro elettromagnetico e indaga su alcuni elementi che potrebbero far presagire ciò che é sepolto.

La vegetazione sulla superficie é considerato un elemento probatorio dato che una struttura architettonica puó inficiare la crescita della flora sopra di essa creando una zona sterile.

Tale aspetto é invisibile agli occhi nudi ma si può individuare con l’infrarosso ad onda corta venendo a delineare la forma del perimetro dell’infrastruttura ,

In luoghi come l’Egitto,dove la vegetazione é scarsa,le immagini satellitari aiutano a distinguere ciò che é naturale da materiali fatti dall’uomo;ad esempio i mattoni ottenuti dal fango di cui molte tombe sono composte.

Al quel punto avrete improvvisamente un contrasto netto come non mai .

Estraendo il suo telefonino mi mostra il sito archeologico a sud del Cairo a mó d’esempio.

L’immagine fu scattata dal satellite con una risoluzione di 30,48 cm (one-foot) quindi si può ingrandire da 700 km di altezza e vedere qualcosa delle dimensioni di un tablet.

Indicando una linea verticale quasi impercettibile asserisce che:

“Se non te lo avessi detto,probabilmente non lo avresti visto perché ognuno di noi ha una percezione distinta.

Se ci camminassi sopra vedresti solo un deserto pianeggiante…insomma,non ci sarebbe niente.”

Parcak scorre il dito verso destra facendo apparire una nuova immagine.

“Questa é stata elaborata per mettere in evidenza elementi come gli spigoli duri e variazioni nella sabbia”.

Sembra quasi come se l’avesse “sbattuto” su un filtro di Instangram ad alto contrasto sulla prima immagine.

Nella parte destra superiore-la linea sfocata verticale che mi aveva indicato prima-ora é chiaramente una forma rettilinea.

Laddove la variazione é maggiore i pixel la mettono in risaltovisto che,in presenza dei mattoni di fango appartenenti alla tomba sepolta,la superficie è più densa rispetto alle aree dove vi è solo sabbia.

“Siamo in presenza di  una tomba senza ombra di dubbio”.

Sulle immagini del satellite,sembra si sia praticato un taglio attraverso la sabbia per poter vedere la tomba ma come dice Devin White:

“non state vedendo l’acheologia nel senso stretto della parola ma state assistendo a ciò che provoca il cambiamento nell’ambiente in modo sistematico e rintracciabile”.

Secondo David,lui è la Parcak appartengono ad una generazione di archeologi spaziali nati negli anni 2000 mentre la tecnologia satellitare stava migliorando significativamente e rendeva tali ricerche pragmaticamente fattibili.

“non é che non si sia provata questa tecnica prima anzi ogni volta che siamo riusciti ad avere uno sguardo dettagliato sul sito archeologico lo abbiamo usato a nostro vantaggio”.

Le immagini dei primi satelliti erano troppo approssimative per essere fruibili;ogni pixel equivaleva a 6503,2128 metri quadrati e in tale spazio si poteva far stare un intero scavo archeologico.

Grazie ai passi in avanti compiuti dalla tecnologia e la risoluzione molto più alta,la Parcak e i suoi colleghi han potuto accelerare il lavoro in questo campo.

Parcak spiega che il successo non é legato solo al mero numero di scoperte ma risiede nel sapere eliminare il segnale dal rumore di fondo.

“Troviamo sempre qualcosa quando indaghiamo o effetuiamo degli scavi in seguito ai risultati ottenuti dal satellite.

Le nuove scoperte scientifiche hanno reso la ricerca dei siti archeologici dei procedimenti molto più affidabili e meno dispersivi

I test a distanza non hanno sostituito il bisogno di fare i rilievi sul campo ma negli ultimi casi,hanno provocato repentini e significanti cambiamenti di  paradigmi nella comprensione delle civiltá del passato.

“La mera quantitá di siti scoperti recentemente e le conoscenze diffuse sui siti scoperti precedentemente mettono in discussione le teorie e i metodi di adesso.

Sono tempi stimolanti per fare gli archeologi”.

Fare delle scoperte ricorrendo alla contribuzione collettiva (Crowdsourcing Discovery)

Avanzamenti tecnologici a parte,l’archeologia spaziale ha ancora bisogno del coinvolgimento umano,infatti gli algoritmi possono individuare delle variazioni sulla superficie terrestre ma non sono ancora affidabili  nel discernere il significato questi schemi.

“per quello c’é ancora bisogno degli esseri umani”.

“Ogni successo vacilla sulla punta di un mucchio di merda nel senso che molti obiettivi scientifici ,molti dei miei lavori sono una sistematica versione di tentativi e fallimenti che richiedono un investimento in termini di tempo molto alto ma….la ricompensa puó essere senza pari”.

Stando alle sue stime l’uomo ha scoperto meno della millesima parte del 1% dei siti archeologici presenti solo lungo il delta del Nilo.

“Lascio a voi immaginare le scoperte che devono essere ancora fatte nel resto del mondo.

L’archeologia richiede processi lenti e laboriosi e questo aspetto deve finire”.

La piattaforma é ancora in allestimento,ma in sintesi le persone si collegano,gli viene data una carta che gli mostra un appezzamento di terra-probabilmente della misura 15*15 metri quadri-priva delle informazioni della localitá per tenere alla larga i cosiddetti saccheggiatori.

Saranno forniti esempi sulle carte di come appaiano gli scavi ,tombe,piramidio sciacallati. Ogni carta fornita a ogni giocatore apparirá diversa per il semplice motivo che hanno subito un’elaborazione diverse

Parcak e il suo team salveranno i file come potenziali siti d’escavazione,allorquando più persone vedranno la stessa cosa.

Rendere il suo lavoro un gioco é solo un tentativo ambizioso di aizzare l’interesse pubblico per l’archeologia un settore che nella coscienza pubblica occupa una posizione molto più bassa di quella di Justin Bieber.

Il trambusto mediatico può risultare banale rispetto alla scoperta vera e propria ma l’archeologa crede che comunicare la sua scienza al mondo non é meno importante della scoperta stessa.

“Qual’é la scala di importanza della sua scoperta?

Oggigiorno ha bisogno dell’aiuto della gente ed é molto più importante che gli altri si prendano a cuore il suo lavoro anziché limitarsi a capire.

Lei é la persona giusta per questo lavoro perché é una precorritrice che non ha paura di essere in prima linea per rendere l’archeologia popolare.

La professoressa non si aspetta che tutti quelli che giocano diventino degli archeologi in piena regola ma é convinta che ció,oltre ad incrementare la visibilità del suo campo,potrebbe calamitare l’attenzione sulla crescente minaccia  rappresentata dagli sciacalli.
Infatti si stima che i gruppi terroristici abbiano realizzato oltre 300 mln di dollari provenienti dal traffico illegale di reperti storici sulla scia della Primavera Araba.

Con lo sciacallaggio sulla cresta dell’onda in tutto il Medio Oriente,rendere edotta l’opinione pubblica non é mai stato cosí cruciale.

La Parcak é convinta che l’archeologia é la chiave per comprendere non solo il nostro passato ma anche il nostro futuro.

“Studiare le civiltá antiche é molto più che portare alla luce degli oggetti inanimati-qui é in gioco la comprensione del modo in cui gli esseri umani vivevano e imparando la lezione dal passato ci aiuterá a non ripetere gli stessi errori in futuro.

Scritto da Luis Celin Betanco

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