Sistema antisismico per i palazzi storici

Il terremoto d’Abruzzo ha messo a nudo due importanti realtà, prima di tutto la vulnerabilità del patrimonio architettonico italiano e poi l’urgenza di intervenire per un’adeguata prevenzione.

L’Italia è un Paese a rischio sismico ed è pure un museo a cielo aperto con i suoi palazzi, le sue chiese e i suoi centri storici in cui la gente continua a vivere e ad abitare.

In Italia molto spesso il patrimonio architettonico non è in grado di sopportare terremoti anche di bassa intensità e l’adeguamento sismico per queste strutture risulta impossibile se non con interventi pesanti che rischiano di intaccare l’architettura stessa.

L’Enea e il Politecnico di Torino hanno brevettato un’innovativa struttura di isolamento sismico che apre un nuovo scenario nella tutela degli edifici storici.

La tecnica di intervento per l’adeguamento sismico per gli edifici storici consiste nello scavare una trincea di una dimensione sufficiente per poter inserire una macchina spingi tubo successivamente dei conci di tubo a di sotto dell’edificio.

Lungo il piano diametrale questi tubi vengono poi sezionati in modo da inserire dei dispositivi di isolamento sismico.

Questi creano una sconnessione che il cosiddetto disaccoppiamento tra il movimento dell’edificio e quello del terreno.

In pratica, l’edifico viene separato dal terreno e poggia sulla piattaforma fatta di tubi e isolatori sismici, che è stata inserita al di sotto delle fondazioni. In questo modo non vengono modificate le caratteristiche architettoniche dell’edificio o del complesso monumentale sovrastante su cui è stato fatto l’intervento.

In occasione di un terremoto, mentre il terreno si muove con oscillazioni molto veloci, l’edificio al di sopra dell’isolamento sismico oscilla molto lentamente senza deformarsi comportandosi come una scatola rigida e quindi preservando la struttura.

Per quanto riguarda la sicurezza del parco edilizio nazionale rispetto al rischio-terremoti, restano molte criticità: infatti, “oltre il 70% dell’edificato attuale non è in grado di resistere ai terremoti che potrebbero colpirlo, comprese scuole, ospedali e molti altri edifici strategici”.

Lo Speciale ENEA distingue tra nuove costruzioni e strutture esistenti: per le prime esistono soluzioni tecniche per progettare e costruire edifici, ponti e infrastrutture in grado di resistere anche ai terremoti più violenti.

“Le moderne tecnologie antisismiche, possono garantire un grado di sicurezza non perseguibile con tecniche tradizionali, senza incidere significativamente sui costi”, sottolineano gli esperti.

Anche per le strutture esistenti, ove possibile, sarebbe auspicabile “un’utilizzazione più estesa delle moderne tecnologie, specialmente dell’isolamento sismico”, con particolare riferimento a paesi come l’Italia, dove avvertono gli esperti, “gran parte degli edifici non è in grado di sopportare l’azione sismica che attualmente la normativa prescrive per gli edifici di nuova costruzione nei rispettivi siti”.

“La maggior parte delle nostre costruzioni ha più di 50 anni ed è stata realizzata in fretta, senza adeguati controlli, facilitando l’uso di sistemi e materiali scadenti – spiega Paolo Clemente, dirigente di ricerca ENEA che ha curato lo Speciale – Inoltre, interventi architettonici e/o strutturali impropri, hanno spesso accelerato gli effetti legati alla vetustà ed al degrado, acuiti da una manutenzione carente, se non del tutto assente”.

Da qui la necessità avvertono gli esperti, di una corretta politica di prevenzione, basata su un’oculata programmazione della spesa e degli interventi e su precise priorità rispetto alla pericolosità e allo stato di salute delle costruzioni, con particolare riferimento a opere strategiche o di particolare rilevanza quali scuole, ospedali, prefetture, caserme.

Ma come proteggere edifici e infrastrutture dal rischio terremoti?

Ad oggi le strade sono essenzialmente tre: l’approccio tradizionale è quello di rendere la struttura sufficientemente robusta, affinché possa resistere al massimo terremoto atteso nella zona in cui sorge.

Un’altra soluzione prevede l’applicazione di dispositivi di isolamento sismico che riducono drasticamente le azioni sismiche trasmesse dal terreno alla struttura. La terza comporta un mix delle due tecniche.

L’isolamento sismico consente di realizzare edifici di nuova costruzione con un elevatissimo grado di sicurezza: un edificio isolato sismicamente (se ben progettato) non si danneggia nemmeno in occasione di un evento sismico violento, preservando anche il contenuto.

L’uso dell’isolamento sismico in edifici di nuova realizzazione non comporta, in genere, particolari problemi: è quasi sempre applicabile e, nelle zona a media e elevata sismicità, se ben progettato, non comporta alcun incremento del costo di costruzione.

Per gli edifici esistenti, invece, l’inserimento dell’isolamento sismico non sempre è possibile sia per motivi tecnici (possibilità di intervenire in sicurezza alla base della costruzione, vicinanza di altri edifici, ecc.) che economici.

Attenzione però: non basta applicare sistemi antisismici, ma occorre farlo in modo corretto, affinché – avvertono gli esperti – risultino effettivamente “salva vita” e non rendano, invece, l’opera meno sicura di una convenzionale.

Questo vale, in particolare, “per gli isolatori, occorre sceglierli, progettarli, qualificarli, produrli, verificarli, installarli, proteggerli ed ispezionarli in modo adeguato, assicurandosi che le loro caratteristiche previste a progetto restino inalterate durante l’intera vita della costruzione”.

Scritto da Luis Celin Betanco

Fonti:Centro Ricerche ENEA Casaccia

Link utile : https://youtu.be/yCgXbAuvf70

 

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